Noi stiamo con chi combatte

Sabato a Torino ci saremo. Da Pinerolo treno alle 13,17 (ci troviamo alle 13 in stazione).
Ho sentito Arci, Prc e Rosso Pinerolese che aderiscono e ci saranno anche loro.

A Sabato

Cremaschi – Macerata

Il killer nazifascista di Macerata ha ottenuto un successo travolgente. Il dibattito ufficiale minimizza la gravità del suo crimine, ignora le sue vittime e si concentra tutto sul “disagio sociale” provocato dai migranti.

Credo che, nella Germania dove nasceva il nazismo, verso gli ebrei fosse lo stesso.

Le parole più inquietanti non le ha dette il fascista Salvini, ma il ministro Minniti. Egli infatti ha affermato che nessuno debba farsi giustizia da solo. Giustizia? Sparare a persone individuate solo per il colore della pelle, per il ministro degli interni sarebbe dunque una forma distorta di giustizia. Che magari dovrebbe essere lasciata allo Stato.

Minniti e tutti gli esponenti del governo non hanno mai usato la parola razzismo, né tantomeno la parola fascismo, per la tentata strage di Macerata. Lo stesso hanno fatto i mass media, che pure mostrano il Mein Kampf e i simboli nazifascisti dello sparatore e fanno cronaca del suo saluto romano, ma comunque mai usano la parola fascista.

Bisogna andare sulla stampa estera per trovare questa parola, nei titoli che annunciano quanto accaduto da noi, che tra l’altro viene presentato come il primo atto di quel terrorismo che insanguina il resto d’Europa. Terrorismo fascista e razzista in Italia? Quando mai, il problema sono i migranti dicono tutti, rinfacciandosi l’un l’altro di non saperlo affrontare. Traini ha già vinto.

Salvini e Casapound affermano che in Italia non c’è nessun rischio fascista e che chi usa questa parola lo fa solo per ragioni strumentali. Non è una novità, dal 1945 i fascisti si sono sempre mascherati in vario modo, spesso reagendo sdegnosamente a chi ricordava loro chi realmente fossero.

Negli anni 70 mettevano le bombe e mai le rivendicavano. Ci pensava lo stato a coprirli e ad indirizzare altrove l’opinione pubblica. L’uccisione nella questura di Milano dell’anarchico Pinelli, assieme a Valpreda accusato innocente della bomba fascista di Piazza Fontana, aprì la via ad una lunga trama di stragi, insabbiamenti e depistaggi di stato.

Il potere in Italia ha sempre fatto leva sui fascisti, li ha fatti crescere e usati quando voleva diventare più autoritario, li ha parzialmente colpiti quando voleva mostrarsi più “democratico”.

I mass media che indirizzano l’opinione pubblica verso i migranti, quando viene sfasciato lo stato sociale e dilagano disoccupazione e povertà, rinverdiscono quella caccia alle streghe che anche altre volte hanno scatenato. Non a caso oggi è stata creata la categoria dell’insicurezza “percepita”, quando tutti i dati statistici mostrano come delitti tremendi come quello di Macerata non possono portare ad alcuna generalizzazione; anzi, negano che la popolazione italiana sia oggetto di un’aggressione criminale generalizzata da parte dei migranti.

Non ci sono italiani che non trovano lavoro perché glielo hanno rubato i migranti, mentre tanti sono in mezzo ad una strada perché le multinazionali chiudono e migrano indisturbate a saccheggiare altrove. La popolazione residente sta calando, perché sono più gli italiani che emigrano perché non trovano un lavoro decente, rispetto a coloro che vengono qui e che diventano schiavi sfruttati, da italiani naturalmente.

Si dovrebbero combattere la disoccupazione, il degrado e lo sfruttamento del lavoro. Ma i razzisti parlano di sostituzione etnica addossando agli schiavi la colpa della schiavitù. Nulla di tutto ciò che è diventato senso comune è vero, ma è percepito così. Percepito come? Attraverso i mass media.

È il liberismo capitalista che ha fatto rinascere in Italia ed in Europa il fascismo. Anche questa non è una novità, dopo la crisi del 1929 i governi democratici tedeschi adottarono la politica dell’austerità e del rigore di bilancio e un insignificante gruppuscolo fascista sbeffeggiato da tutti conquistò il potere.

Dopo la guerra lo stato sociale fu edificato come compromesso tra le classi, ma anche come garanzia di democrazia. La nostra Costituzione è antifascista perché promuove lo stato sociale contro la ferocia del mercato; ed è per i diritti sociali e del lavoro perché è antifascista. Decenni di politiche di smantellamento di quei diritti, nel nome dell’Europa e della globalizzazione, hanno divelto le basi materiali dell’antifascismo e fatto risorgere i mostri.

È per questo che il mondo PD non usa la parola fascismo, ma condanna genericamente e ipocritamente “l’odio”. Meglio condannare moralisticamente un sentimento, che dover riconoscere i frutti marci della propria politica.

E il M5S, che pure non è responsabile delle politiche economiche di questi anni, adotta ora lo stesso linguaggio del PD, evidentemente pensando che nessun partito che voglia governare, possa usare parole sconvenienti come fascismo e razzismo.

Così da un lato ci sono quelli che raccomandano di stare buoni, dall’altro coloro che giustificano il killer di Macerata. La dialettica politica ufficiale è tutta qui.

Certo, i gruppuscoli fascisti non prenderanno mai il potere. Quando ci provarono nel 1970 con Junio Valerio Borghese, i loro protettori della Nato li convinsero a fermarsi e ad uscire dai ministeri dove erano entrati. I fascisti oggi non devono prendere il potere, ma aiutare il potere a fascistizzarsi.

Cosa che sta facendo benissimo, basti pensare alle leggi di polizia di Minniti. Il potere, italiano e UE, per continuare con le politiche liberiste di devastazione sociale, deve imporre un sistema sempre più autoritario ed intollerante.

Se gli sfrattati si organizzano, lottano, magari contrastano la polizia che li vuole sbattere fuori di casa, allora questa é inaccettabile violenza degli antagonisti e dei centri sociali. Invece se un fascista spara nel mucchio ai neri, questo è disagio sociale. Se i poveri si ribellano vengono repressi, perché per il palazzo i poveri devono solo odiarsi tra loro.

D’altra parte come farebbe il 10%, che diviene sempre più ricco impoverendo il restante 90, come farebbe a comandare e a distogliere da sé l’indignazione popolare, se non volgendola verso i migranti oggi, domani verso chissà chi?

A questo servono i fascisti.

Non facciamoci illusioni, il guasto oramai è profondo. Anni ed anni di politiche liberiste e di diseguaglianza sociale, la resa della sinistra di governo al mercato, hanno diffuso una mentalità reazionaria di massa. L’antifascismo non deve solo essere affermato, ma ricostruito. Non sarà semplice, ma soprattutto non sarà possibile se l’antifascismo non si rivolgerà contro il feroce potere degli affari che ci governa.

Bisogna lottare duramente sia contro le politiche di austerità liberiste, sia contro il risorgere del fascismo, chiamando ogni cosa con il suo nome, senza reticenze e senza paura. Ci vuole un antifascismo sociale, quello che ha scritto la nostra Costituzione, finora ignorata e violata da tutti coloro che hanno governato.

G. Cremaschi

 

Incontro sulle fabbriche autogestite il 23

Giovedì 23 novembre, dalle 18.00 alle 20.00, si terrà allo Stranamore un incontro con Leonard Mazzone e Fabrizio Galliano, sul tema delle fabbriche recuperate e autogestite dai
lavoratori (vi allego un testo con qualche informazione in più).
Siete naturalmente tutti invitati a venire e a far circolare la notizia tra i vostri contatti.


Dalla crisi economico-finanziaria a oggi si sono moltiplicate le esperienze di fabbriche recuperate dai lavoratori. Designati con l’acronimo “W.B.O.”, i protagonisti di questo fenomeno in crescita sono lavoratori che hanno acquistato la maggioranza o la totalità del capitale sociale della loro azienda in procinto di chiudere o di de-localizzare gli impianti produttivi.

Il fenomeno non è rimasto confinato al Sud America, dove le empresas recuperadas por sus trabajadores (ERT) hanno dimostrato per prime la possibilità di una organizzazione efficiente del lavoro cooperativistico a seguito di una proprietà e di una gestione private. Nell’arco di soli sette anni, fra il 2007 e il 2014, esperienze simili si sono raddoppiate in Italia, passando da ottantuno a centoventidue WBO attivi, con importanti risultati in termini di salvataggio di posti di lavoro nei periodi di gravi difficoltà economiche. Dal rapporto «Le imprese recuperate in Italia» redatto nel 2015 da Euricse risulta che il fenomeno ha riguardato prevalentemente piccole e medie imprese, tra cui in particolare aziende aventi da 10 a 49 dipendenti (quasi il 70 per cento), da 50 a 249 dipendenti (poco più del 22 per cento) e con meno di 10 dipendenti (quasi il 7,5 per cento), risultando solo due le imprese con oltre 250 dipendenti. Le risorse destinate dal Ministero dello sviluppo economico alla partecipazione nella società CFI nel periodo 2007-2015 sono pari a 84 milioni di euro e hanno generato un ritorno economico per lo Stato stimato in 576 milioni di euro, pari a 6,8 volte il capitale impiegato, considerando le imposte pagate dalle imprese e dai lavoratori e il minore utilizzo degli ammortizzatori sociali.

Le fabbriche recuperate si sono rivelate una necessità per chi rischiava di perdere il lavoro e di vedere condannata la propria professionalità all’esclusione più o meno permanente dal mercato del lavoro. Si tratta di capire se e fino a che punto i WBO possano rappresentare anche uno degli ambiti d’azione virtuosi di una forza politica di sinistra, capace di coniugare la profondità della diagnosi sulla trasformazione del mondo del lavoro e la radicalità delle proposte avanzate con la concretezza degli interventi politici e delle soluzioni da condividere con chi rischia di perdere il posto di lavoro.

Giovedì 23 novembre alle h. 18 sarà un’occasione per conoscere meglio questo fenomeno assieme a chi l’ha studiato e vissuto in prima persona. Saranno presenti Fabrizio Galliano della Cartiera Pirinoli di Cuneo, uno dei protagonisti delle recenti fabbriche recuperate in Italia e Leonard Mazzone, assegnista di ricerca presso l’Università di Firenze e militante del Collettivo Onirico, che ha recentemente avviato un progetto per la costruzione di una Rete nazionale delle imprese recuperate.

Medicine per Rojava

Appello per la raccolta di farmaci da inviare in Rojava (Siria del Nord)

Continuiamo a sostenere concretamente il sistema sanitario per la popolazione del Rojava e i rifugiati di Raqqa e Mosul-

Grazie alle tante persone e alle strutture che ci hanno aiutato, fra maggio e giugno 2017 siamo riusciti a far arrivare in Rojava più di 400 kg di medicine, per la gran parte antibiotici.
Sono stati utilizzati nelle cliniche di Heyva Sor a Kurd (Mezzaluna Rossa Curda del Rojava) e nelle strutture sanitarie dei campi profughi in cui risiedono i rifugiati fuggiti dalle aree di guerra. Questa costituisce oggi la maggiore emergenza sanitaria. Mentre continua lo sviluppo del sistema sanitario, di cui l’ospedale di Tell-Temr finanziato dalla solidarietà italiana costituisce un importante presidio, la nuova sfida è salvaguardare la salute pubblica anche nei campi profughi.
Per contribuire ad affrontare questa situazione lanciamo una nuova iniziativa di Raccolta di Farmaci, contando anche sulla Rete di Strutture Solidali che ha cooperato alle due raccolte precedenti.

Quali medicine possono essere raccolte e inviate:

– Medicine con scadenza superiore ai sei mesi (scadenza da giugno 2018 in poi);
– Medicine in polvere (NO fiale, vaccini, ecc.);
– NO psico-farmaci;
– Piccole attrezzature e dispositivi medici (es. misuratori glicemia completi di stickers).

Quando finisce la raccolta: fine ottobre, per essere inviate entro novembre.

Si può contribuire anche inviando denaro sul conto di Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia Onlus donazioni per coprire il costo della spedizione (IBAN: IT63 P033 5901 6001 0000 0132 226 – causale spedizione medicine e attrezzatur

CENTRO DI RACCOLTA PER TORINO
Ambulatorio Popolare Autogestito Microclinica Fatih (CSOA Gabrio) – via Millio 42
Consegne: giovedì dalle 18.30 alle 20.30 ed il 25 – 26 – 27 ottobre dalle 17.30 alle 20.30
ambulatoriopopolare@inventati.org (per info e consegne in orari diversi)

A Pinerolo raccolta farmaci e/o Donazioni presso sede ALP/CUB Via Bignone 89 Pinerolo il martedì dalle 18 alle 19:30

Tel: 0121480503- 0121321729 per concordare orari diversi.

Il materiale e i fondi raccolti verranno consegnati alla Microclinica Fatih entro martedì 24 ottobre.

Ultimo giorno di raccolta a Pinerolo Lunedì 23 ottobre. 

Pinerolese per il Kurdistan

Ottobre 2017

I GANG al Presidio PMT

Ricordo le scadenze di aprile:

Giovedì 13 i Gang saranno al presidio verso le 17.30-18
Venerdì 21 Assemblea ai salone dei cavalieri ore 21
Primo maggio Piazza Facta e poi festa al presidio.


PMT: nessuno deve restare fuori

Le lavoratrici e i lavoratori della PMT (ex Beloit) da 2 mesi sono in lotta e mantengono dai primi di febbraio un Presidio Permanente davanti alla fabbrica.

I motivi sono che, dopo il fallimento del 31 gennaio 2017, questi lavoratori sono “SOSPESI” senza salario e senza contributi. Ad oggi non ci sono soluzioni di ammortizzatori sociali per poter sopravvivere e, cosa ancora più grave, non esiste un tavolo per sapere come sarà il futuro produttivo della fabbrica. Ora ci sono due società in corsa per prendere quello che gli interessa e con il rischio di lasciare fuori la maggior parte di lavoratori.

Le iniziative devono essere finalizzate a questi obiettivi:

  • Impegnare il nuovo acquirente ad un piano industriale che dia continuità produttiva e non lasci nessuno fuori. Per questo è necessario attivare tutte le strade e sedi istituzionali a partire dal coinvolgimento del Presidente Chiamparino in prima persona.
  • Certezza di ammortizzatori sociali che consentano una copertura salariale a tutti e accompagnino l’attuazione del piano produttivo. Oggi questi strumenti non ci sono perché sono stati annullati dalle leggi Fornero e Job Acts, e non si tratta di “un vuoto legislativo”, come ci viene detto oggi da molti politici e sindacalisti, ma bisogna riconquistarli con la lotta.
  • Un Piano per l’area (ex Beloit e Buroni) che eviti il degrado inevitabile e già visto in altre fabbriche abbandonate sul nostro territorio. Degrado che verrebbe pagato da tutta la collettività.
  • Fare chiarezza su come si è arrivati ad avere un buco di oltre 50 milioni di euro, definire le responsabilità e portare alla restituzione del mal tolto. Non è accettabile che siano i lavoratori, l’Inps e la collettività a pagare per le ruberie altrui.

Per queste ragioni il Direttivo dell’ALP/Cub riunito con la presenza di alcuni lavoratori PMT, ritiene urgente preparare una iniziativa di sciopero generale nel pinerolese, anche perché tali problematiche interessano oggi la PMT e potrebbero interessare domani altre realtà in crisi del territorio.

Per discutere e confrontarsi su questo tema invitiamo lavoratrici e lavoratori, partiti, sindacati, chiese e cittadini tutti ad una

ASSEMBLEA PUBBLICA Venerdì 21 aprile

presso il Salone dei Cavalieri a Pinerolo dalle ore 21.00

Un gruppo di lavoratrici e lavoratori del PRESIDIO PMT.

Direttivo ALP/Cub

Pinerolo aprile 2017