DA PRATO AL BANGLADESH… DI CLASSE

Si piange per un pugno di imprenditori del «made in Bangladesh» uccisi, ma non si fa parola sullo stillicidio di migliaia di schiavi e bambini che muoiono in quel genere di fabbriche.

Dopo la rivolta della «comunità cinese» di Prato, ecco, come per fatale contrappasso, la strage di imprenditori tessili italiani a Dhaka, capitale del «Made in Bangladesh»! Prato è centro tradizionale dell’industria tessile «Made in Italy», passato in larga parte alla rampante imprenditoria cinese, e dove già un disastroso incendio mortifero, avvenuto lo stesso anno 2013 di quello del Raza Plana in Bangladesh, anch’esso dovuto all’assenza di sicurezza a salvaguardia degli schiavi cinesi che lavoravano e dormivano nei loculi del soppalco di una delle fabbriche-dormitorio del Macrolotto-1, dove se ne contavano almeno 2000, la quasi la metà delle 5000 fabbriche «orientali», cosiddette dalla camera di commercio, e addette all’abbigliamento. La sarabanda mediatica non fa parola di ciò che succede realmente dietro le quinte di quella che è ormai diventata una semplice questione di ordine pubblico e per il fisco roba da tassare allegramente. Per gli schiavi che ci crepano… chi se ne frega! Stessa pantomima nella vicenda della strage all’aeroporto di Dhaka. Chi se ne frega degli schiavi sacrificati alla dinamica di un PIL del +6% all’anno, mentre in Italia si viaggia a zero! Infatti, nel 2013, un incendio nel palazzo di otto piani, il Raza Plana, provocò oltre 1000 morti e ancora più feriti. Nessuno vi ha fatto più niente. Vi avevano sede varie fabbriche tessili, i cui dipendenti lavoravano in assenza delle più elementari condizioni di sicurezza, producevano capi d’abbigliamento per conto di multinazionali occidentali, tra cui Benetton, che negò la sua relazione al disastro ma tra le macerie e i morti furono trovate magliette col memorabile marchio «United Colors of Benetton». Si lavora tutti i giorni dall’alba al tramonto. I bambini di età compresa tra i 10 e i 14 anni costretti a lavorare in Bangladesh sono circa 1 milione secondo l’UNICEF, ma il numero in realtà sarebbe molto più alto, dato che il carattere nascosto del lavoro schiavile è una regola cinica e discreta in tutto il mondo, anche dove ipocritamente imperversa il legalitarismo, come in Occidente, specialmente in Italia dove si escogitano leggi contro l’induzione alla schiavitù e si condanna il caporalato, mentre questi fenomeni crescono e si estendono a tutte le filiere dell’agricoltura, dell’industria e dei trasporti.

In quel 2013, il Bangladesh aveva una popolazione di 156, 6 milioni di ab, di cui 15 milioni solo nella capitale Dhaka, e oggi siamo a circa 169 milioni di abitanti in un territorio stretto tra l’India e il Pakistan occidentale, da cui si è reso indipendente nel 1971, e con una densità abitativa tra le più alte al mondo, poggiando la sua economia neocoloniale, per l’80%, sull’export di tutta la filiera dell’abbigliamento: in soldoni, per le 5000 aziende ufficiali, un bel giro d’affari di 18 miliardollari annui, che nel 2020 si prevede che triplichi! Questo export darebbe lavoro, ufficialmente, almeno a tre milioni di persone, ma in realtà molte fabbriche, soprattutto di jeans, sono clandestine, come gli schiavi che ci lavorano, per l’80% donne. La cintura industriale di Dhaka, 40km a nord-est, è in continua espansione, trattandosi di una «zona alta», al riparo dalle frequenti alluvioni. In zona, fra l’altro è situata la località Zirani dove sorge un Centro Gesù Lavoratore, attivato da missionari del Pime (Pontificio Istituto Missioni estere) e suore dell’Immacolata, in una zona di 30kmq dove sorgono una quarantina di aziende, quasi tutte tessili, che sfornano prodotti destinati quasi totalmente all’esportazione: in alcune, ci lavorano dai 2mila ai 5mila dipendenti, maggiormente donne, e migliaia sono i bambini, costretti a cucire jeans per 18 ore, a 20 pence (poco più di 28 centesimi di euro!) al giorno, o, secondo altre fonti, non raggiungendo comunque i 37 $ al mese, contro i 150 del Made in China e i 100 di Indonesia e Messico. La ragione del fatto che tanto capitale made in Italy (come Benetton e probabilmente gli stessi imprenditori coinvolti nella strage di Dhaka) vada ad investire in Bangladesh è proprio l’esigenza di ossigenare di valore reale l’enorme bolla di capitale fittizio che si aggira ormai dalla crisi del 2007-2008 su tutti i continenti, esigenza che non si soddisfa più col prelievo di plusvalore relativo dato dall’innovazione tecnologica elevando la composizione organica del capitale e il saggio di profitto ma con l’enorme convenienza sul prezzo infimo e schiavo della forza-lavoro. Gli italiani, come gli altri imprenditori, anche di più grosso calibro, non vanno in India, Pakistan e Bangladesh per i costumi e per la bella miseria del paesaggio. Molti italiani vanno a farsi imprenditori in Bangladesh nonostante il fatto che sia tra i paesi più poveri del mondo. Ma cosa importa? Basta poco a comprare questo genere di schiavi da cui succhiare lavoro a gogò, dove la vita vale nulla.

Qui siamo nel cuore miserabile del supersfruttamento schiavista della specie umana più debole, quella dei bambini, e dove si tocca con mano a quanto poco servano le continue campagne di informazione, tanto meno le missionarie di santa madre chiesa, da sempre onnipresenti. Qui è l’inferno! Altro che paradiso della carità! Un giovane neo-assunto vi riceve una paga di circa 2mila taka al mese (20 €), per sei giorni di lavoro a settimana. Per risparmiare, gli operai vivono in baracche vicinissime all’azienda, con servizi igienici comuni ogni 50-60 persone e una cucina a gas utilizzata a turno. Di fatto, molti si ritrovano a passare la vita in fabbrica, in un ambiente profondamente degradato dal punto di vista sia sociale che ambientale.

 

(a cura di PonSinMor, dante lepore)

Comunicato stampa dei sindacati di base

Arrivano in queste ore notizie terribili sui due treni carichi di pendolari, lavoratori e studenti, che si sono scontrati frontalmente sulla linea a binario unico fra Andria e Corato. Si parla di 23 morti accertati e di circa 50 feriti, diversi gravissimi. Le prime due vetture si sono sgretolate nell’impatto. Enormi difficoltà per le operazioni di soccorso. Il nostro pensiero va alle famiglie delle vittime e dei feriti, e ai colleghi in servizio sui due treni (sicuramente un macchinista è morto e un altro è gravissimo).

Mentre il quadro del disastro si mostra in tutta la sua spaventosa portata, il Presidente del Consiglio Renzi ripete: “non ci fermeremo finché non sarà fatta chiarezza su ciò che è accaduto”.
Ma per noi che da anni ci battiamo per la sicurezza del trasporto ferroviario è purtroppo già chiara la verità: è un’altra strage annunciata, come nel 2005 a Crevalcore, come nel 2009 a Viareggio, come…

Invece del cordoglio di rito il Premier Renzi dovrebbe dare risposte ai cittadini sulla sicurezza dell’esercizio ferroviario che in questa realtà del trasporto regionale sono infinitamente arretrate rispetto all’Alta Velocità, si viaggia ancora su linea a binario unico e senza alcun sistema in grado di impedire una strage.
Non ci accontenteremo della verità giudiziaria, con le immancabili responsabilità che ci aspettiamo saranno attribuite all’ “errore umano”; le reali risposte sulla sicurezza non possono che essere sistemiche e qui le responsabilità sono in capo a chi presiede e decide gli indirizzi. Al contrario sono anni che le risorse vanno in un’unica direzione. Anni in cui le parole d’ordine del risparmio, della compressione dei costi, della liberalizzazione hanno condizionato ogni assetto consegnandolo alla deregolamentazione del privato. Per impedire che disastri e incidenti avvengano, occorre intervenire prima, non fare annunci, che annunci rimangono, dopo! Occorre invertire completamente la rotta della privatizzazione, delle esternalizzazioni e degli scorpori.
In primis il presidente del consiglio avrebbe dovuto disporre gli investimenti per la sicurezza di pendolari e cittadini, per il futuro del trasporto regionale e del trasporto merci al pari di quello dell’Alta Velocità, non proporre le solite frasi di circostanza.
La rete nazionale deve essere tutta a gestione unica e pubblica. Non ci possono essere cittadini di serie A e cittadini di serie B o addirittura di serie C!

STOP a INVESTIMENTI PER TRENI AD ALTA VELOCITÀ .
SI a INVESTIMENTI per TRENI E LINEE PENDOLARI E SECONDARIE.

Il GOVERNO DEVE GARANTIRE A TUTTI I CITTADINI ITALIANI LE
STESSE OPPORTUNITA’ PER VIAGGIARE IN SICUREZZA.

ALP – CAT – CUB – SGB – USB

Lotta Safim di None

Lo sciopero dalle 16 del 24 marzo col  blocco dei cancelli è durato 20 ore, è stato indetto dal sindacato Si Cobas che organizza una settantina di immigrati , che chiede di essere riconosciuto e potersi sedere al tavolo delle trattative: la direzione ha proposto un Tavolo regionale di mediazione. L’incontro si è concluiso con la dwecisone di sospendere le agitazioni in vista di un prossimo incontro in Regione.

vedi:  http://www.alpcub.com/safim.htm

Terrore a Bruxelles

A cosa stai pensando?

Penso a yemeniti sepolti sotto bombe italiane vendute all’Arabia Saudita con l’autorizzazione di una ministra della difesa che dovrebbe essere chiamata ministro della guerra. Penso a migliaia di iracheni che han perduto un braccio o una gamba per una mina delle 9 milioni vendute dalla Fiat (Valsella) a Saddam Hussein, ad afgani di un villaggio distrutto da bombe sganciate (direttamente, stavolta) da un aereo italiano (in missione di pace), ma stavolta le bombe e gli aerei erano americani. Penso a persone in cerca di pace e giustizia, massacrate nelle piazze dalle polizie dei loro stati, armate con armi della Beretta. Penso a criminali internazionali che stanno organizzando la prossima guerra in Libia, per decidere sul campo (neutrale…) il conflitto di interessi tra Eni e Total. Penso a tutti questi mostri che in nome di calcoli politici (elettorali) ed interessi economici sono disponibili a sacrificare ogni giorno la vita di migliaia di innocenti. E penso a tutti quelli (e sono anche gli stessi) che parlano di terrore islamico, e mi chiedo quanti di loro si rendano conto di essere delle stupide pedine in un gioco che prima o poi li stritolerà.

Gianni Salza
Martedì 22 marzo 2016

Resoconti sciopero 18 marzo

Migliaia di lavoratori hanno risposto con entusiasmo e con coraggio manifestando per le strade di Milano tutta la loro voglia di battersi per i diritti e contro la guerra (che al di là di quanto afferma Renzi è già in atto) attraverso l’arma della lotta e dello sciopero. Si sono svolte manifestazioni anche a Bologna, a Roma, Napoli, Firenze, Torino, Prato.

[SCIOPERO GENERALE]: Manifestazioni a Milano, Bologna e Napoli!

APPELLO INTERNAZIONALE DELLE ORGANIZZAZIONI DELL’AFRICA, DELLE AMERICHE, DELL’ASIA E DELL’EUROPA

Ottobre 2015: Settimana di Azione Internazionale contro i piani di austerity e contro i tagli, per la difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

NOI NON PAGHEREMO LA CRISI!

La crisi del sistema capitalista ha conseguenze per il mondo intero

Le crisi economiche, finanziarie, ecologiche e sociali sono tra loro collegate e si autoalimentano. Questa crisi globale del capitalismo mostra l’impasse dello sviluppo basato sulla distribuzione sempre più disuguale della ricchezza prodotta con lo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori, sulla deregulation finanziaria, sul liberismo generalizzato e sul mancato rispetto delle necessità ecologiche. Per salvare i benefici degli azionisti e dei padroni, per garantire il futuro delle banche e delle istituzioni globali (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Organizzazione Mondiale del Commercio ecc.), i governi e i padroni stanno attaccando con forza sempre maggiore i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

L’attuale sistema economico e politico organizza il saccheggio di molti paesi, obbligando milioni di persone a lasciare i propri luoghi di origine per sopravvivere negando poi i loro diritti con il pretesto che si tratta di immigranti.

La distruzione dei servizi pubblici, la messa in discussione di tutti i diritti sociali, gli attacchi ai diritti e il mancato rispetto delle libertà sindacali, l’aumento del precariato e della disoccupazione per mettere le popolazioni sotto pressione…in tutti i paesi sono utilizzati gli stessi metodi!

Per raggiungere i propri scopi, l’attuale sistema economico si serve di molti meccanismi: processi di criminalizzazione, prigioni, azioni poliziesche, occupazioni militari e, infine, ogni sorta di ostacolo al fine di ostacolare i diritti collettivi e individuali. La repressione è una delle sue armi contro chi si resiste, si oppone e costruisce alternative. La nostra solidarietà oltre ogni frontiera è una delle nostre risposte.

Il Sindacalismo che rivendichiamo non potrà mai fare accordi con coloro che sono attualmente al potere per rafforzare tali misure antisociali. Il Sindacalismo che rivendichiamo ha la responsabilità di organizzare la resistenza a livello internazionale per costruire, attraverso le lotte, la necessaria trasformazione sociale. Vogliamo costruire un sistema basato sull’interesse comune per i servizi pubblici e i beni naturali, sulla redistribuzione della ricchezza tra chi la produce, vale a dire le lavoratrici e i lavoratori, e sullo sviluppo ecologicamente sostenibile.

Esigiamo la fine della privatizzazione e della mercificazione e, al contrario, rivendichiamo l’espansione, la democratizzazione e l’appropriazione sociale dei servizi pubblici (istruzione, sanità, trasporti, energia, acqua, casa, alloggi, pensioni ecc.). La libera circolazione delle persone e l’uguaglianza dei diritti sociali e politici di tutti, indipendentemente dalla nazionalità, dall’origine e dal sesso, fanno parte dei nostri obiettivi comuni.

Gli attacchi ai salari, alle condizioni di lavoro, alla sicurezza sociale, ai servizi pubblici e alle libertà democratiche fanno parte di un piano strategico del capitalismo che mira ad un’alterazione profonda e duratura del rapporto di forza tra la classe dominante, da un lato, ed i salariati e le classi popolari dall’altro. Tale progetto si inserisce nell’ambito di un capitalismo globalizzato, un’economai che che si scontra con le regolamentazioni sociali, con le leggi, con le condizioni e la giornata lavorativa. Questo provoca un aumento del precariato nel mondo del lavoro.

La questione della salute e della sicurezza sul lavoro e le condizioni generali di vita dei salariati nei settori popolari assumono, nelle rivendicazioni e nelle lotte, un’importanza decisiva.

Nei paesi mantenuti in condizioni di sottosviluppo, ovviamente mediante il colonialismo e l’imperialismo sempre presenti, le masse sono condannate a morire di fame o a emigrare in paesi dove sono soggetti ad una forte discriminazione, spesso a rischio della propria vita. Il colonialismo e l’imperialismo opprimono ancora molti popoli in tutto il mondo; il sindacalismo ha l’obbligo di combattere tali sistemi di dominio.

Rafforzare i sindacati per rompere col capitalismo

Il nostro sindacalismo unisce la difesa degli interessi immediati dei lavoratori alla volontà di un profondo cambiamento sociale. Esso non si limita alle rivendicazioni di natura economica, ma abbraccia questioni come il diritto all’abitazione e alla terra, l’uguaglianza tra uomini e donne, la lotta antirazzista e antiomofoba, la lotta alla xenofobia a favore dell’ecologia, dell’anticolonialismo ecc.

Gli interessi che difendiamo sono quelli della classe lavoratrice (lavoratori in attività o pensionati, disoccupati e licenziati, giovani in formazione). Sono gli interessi dei popoli di tutte le regioni del mondo. Su questo tema, ci opponiamo frontalmente al padronato, ai governi e alle istituzioni che li servono, e rivendichiamo la nostra autonomia da qualsiasi organismo politico. Il diritto alla terra è un tema particolarmente importante in molti paesi, specialmente quelli vittime del colonialismo e dell’imperialismo. Dobbiamo agire contro tutto ciò, lottando per autentiche riforme agrarie assieme ai movimenti sociali mobilitati per tale diritto.

Facciamo un appello a tutti i gruppi sindacali affinché si uniscano a noi per costruire tale unità di azione sindacale, necessaria per combattere gli arretramenti sociali, conquistare nuovi diritti e costruire una società differente. Non abbiamo lottato per tornare indietro. In realtà, gli attacchi alla classe lavoratrice sono fortissimi e, a volte, in forme nuove. Ma lo sfruttamento capitalista non è una novità. E’ con esso che dobbiamo rompere per creare nuove forme di organizzazione sociale a partire dai bisogni del popolo.

Tale cammino lo stiamo costruendo passo dopo passo assieme a tutte le organizzazioni sindacali di lotta per le quali il sistema capitalista non è la forma ideale di organizzazione per le nostre società, e che costruiscono il cambiamento mediante lotte collettive quotidiane e riflessioni sulla società che vogliamo per il domani.

Abbiamo deciso di rafforzare, espandere e rendere più efficace una rete sindacale di scontro e di lotta, anticapitalista, democratica, autonoma, indipendente dai padroni e dai governi, contro ogni forma di oppressione (sessismo, razzismo, omofobia, xenofobia), ambientalista e internazionalista.

– Lavoriamo adesso per la solidarietà internazionale, specialmente contro ogni tipo di repressione antisindacale. La nostra lotta contro ogni tipo di oppressione, soprattutto quella contro le donne, la gente di colore, gli immigrati e la comunità LGBT (lesbiche, gay, transessuali, bisessuali).

– Agiremo in maniera unitaria e coordinata per sostenere le lotte e le campagne internazionali riaffermando il diritto all’autodeterminazione dei popoli.

– Dobbiamo rafforzare e estendere l’attivismo internazionale nei settori professionali (trasporto, istruzione, call centers, industria, commercio, sanità ecc.) e nelle questioni interprofessionali (diritti delle donne, migrazione, alloggio, sanità, lavoro…).

– Svolgiamo un lavoro di riflessione e elaborazione sulle critiche al sistema capitalista e sulle alternative che esistono ad esso.

– Costruiamo gli strumenti materiali necessari al successo dei nostri progetti comuni: siti web, mailing list di scambio, settori professionali di coordinamento ecc.

– Per essere più efficaci, organizzare il coordinamento delle organizzazioni che fanno parte della rete nelle regioni del mondo: America del Sud, Europa, Africa…

Organizziamo una settimana di azione internazionale, tra il 9 e il 25 ottobre 2015: contro i piani di austerity e contro i tagli, per la difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Noi non pagheremo la crisi!

Le organizzazioni della Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e di Lotta

Organizzazioni sindacali nazionali interprofessionali

– Central Sindical e Popular Conlutas (CSP-Conlutas) – Brasile.

– Confederación General del Trabajo (CGT) – Stato spagnolo.

– Union syndicale Solidaires (Solidaires) – Francia.

– Confédération Générale du Travail du Burkina (CGT-B) – Burkina Faso.

– Confederation of Indonesia People’s Movement (KPRI) – Indonesia.

– Confederación Intersindical (Intersindical) – Stato spagnolo.

– Syndicat National Autonome des Personnels de l’Administration Publique (SNAPAP) – Algeria.

– Batay Ouvriye – Haiti.

– Unione Sindacale Italiana (USI) – Italia.

– Confédération Nationale des Travailleurs – Solidarité Ouvrière (CNT SO) – Francia.

– Sindicato de Comisiones de Base (CO.BAS) – Stato spagnolo.

– Organisation Générale Indépendante des Travailleurs et Travailleuses d’Haïti (OGTHI) – Haiti.

– Sindacato Intercategoriale Cobas (SI COBAS) – Italia.

– Confédération Nationale du Travail (CNT-f) – Francia.

– Intersindical Alternativa de Catalunya (IAC) – Catalogna.

– Union Générale des Travailleurs Sahraouis (UGTSARIO) – Sahara occidentale.

– Ezker Sindikalaren Konbergentzia (ESK) – Euskalherria.

– Confédération Nationale de Travailleurs du Sénégal Forces du Changement (CNTS/FC) – Senegal.

– Independent Trade Unions for Egyptian Federation (EFITU) – Egitto.

– Sindicato Autorganizzato Lavorator COBAS (SIAL-COBAS) – Italia.

– General Federation of Independent Unions (GFIU) – Palestina.

– Confederación de la Clase Trabajadora (CCT) – Paraguay.

– Red Solidaria de Trabajadores – Perù.

– Union Syndicale Progressiste des Travailleurs du Niger (USPT) – Niger.

Organizzazioni sindacali nazionali professionali

– National Union of Rail, Maritime and Transport Workers (RMT/TUC) – Gran Bretagna.

– Centrale Nationale des Employés – Confédération Syndicale Chrétienne (CNE/CSC) – Belgio.

– Sindicato Nacional de Trabajadores del Sistema Agroalimentario (SINALTRAINAL/CUT) – Colombia.

– Fédération Générale des Postes, Telecom et Centres d’appel – Union Générale Tunisienne du Travail (FGPTT/UGTT) – Tunisia.

– Trade Union in Ethnodata – Trade Union of Empoyees in the Outsourcing Companies in the financial sector – Grecia.

– Syndicat national des travailleurs des services de la santé humaine (SYNTRASEH) – Benin

– Sindicato dos Trabalhadores da Fiocruz (ASFOC-SN) – Brasile.

– Organizzazione Sindicati Autonomi e di Base Ferrovie (ORSA Ferrovie) – Italia.

– Union Nationale des Normaliens d’Haïti (UNNOH) – Haiti.

– Confederazione Unitaria di Base Scuola Università Ricerca (CUB SUR) – Italia.

– Confederazione Unitaria di Base Immigrazione (CUB Immigrazione) – Italia.

– Coordinamento Autorganizzato Trasporti (CAT) – Italia.

– Confederazione Unitaria di Base Credito e Assicurazioni (CUB SALLCA) – Italia.

– Syndicat des travailleurs du rail – Union Nationale des Travailleurs du Mali (SYTRAIL/UNTM) – Mali.

– Gıda Sanayii İşçileri Sendikası – Devrimci İşçi Sendikaları Konfederasyonu (GIDA-IŞ/DISK) – Turchia.

– Syndicat National des Travailleurs du Petit Train Bleu/SA (SNTPTB) – Senegal.

– Asociación Nacional de Funcionarios Administrativos de la Caja de Seguro Social (ANFACSS) – Panamá.

– Conseil des Lycées d’Algérie (CLA) – Algeria.

– Confederazione Unitaria di Base Trasporti (CUB Trasporti) – Italia.

– Palestinian Postal Service Workers Union (PPSWU) – Palestina.

– Union Syndicale Etudiante (USE) – Belgio.

– Sindicato dos Trabalhadores de Call Center (STCC) – Portogallo.

– Sindicato Unitario de Trabajadores Petroleros (Sinutapetrolgas) – Venezuela.

– Alianza de Trabajadores de la Salud y Empleados Publicos – Messico.

– Canadian Union of Postal Workers / Syndicat des travailleurs et travailleuses des postes (CUPW-STTP) – Canada.

Organizzazioni sindacali locali

– Trades Union Congress, Liverpool (TUC Liverpool) – Inghilterra.

– Sindacato Territoriale Autorganizzato, Brescia (ORMA Brescia) – Italia.

– Fédération syndicale SUD Service public, canton de Vaud (SUD Vaud) – Svizzera

– Sindicato Unitario de Catalunya (SU Metro) – Catalogna.

– Türkiye DERİ-İŞ Sendikasi, Tuzla et Izmir (DERİ-İŞ Tuzla et Izmir) – Turchia.

– L’autre syndicat, canton de Vaud (L’autre syndicat) – Svizzera

– Centrale Générale des Services Publics FGTB, Ville de Bruxelles (CGSP/FGTB Bruxelles) – Belgio

– Arbeitskreis Internationalismus IG Metall, Berlin (IG Metall Berlin) – Germania

– Sindicato Unificado de Trabajadores de la Educación de Buenos Aires, Bahia Blanca -(SUTEBA/CTA de los trabajadores Bahia Blanca) – Argentina

– Sindicato del Petróleo y Gas Privado del Chubut/CGT – Argentina.

– UCU University and College Union, University of Liverpool (UCU Liverpool) – Inghilterra.

Organizzazioni sindacali internazionali

– Industrial Workers of the World – International Solidarity Commission (IWW)

Correnti, tendenze o reti sindacali

– Transnationals Information Exchange Germany (TIE Germany) – Germania.

– Emancipation tendance intersyndicale (Emancipation) – Francia.

– Globalization Monitor (Gmo) – Hong Kong.

– Courant Syndicaliste Révolutionnaire (CSR) – Francia.

– No Austerity – Coordinamento delle lotte – Italia.

– Solidarité Socialiste avec les Travailleurs en Iran (SSTI) – Francia.

– Basis Initiative Solidarität (BASO) – Germania.

– LabourNet Germany – Germania.

– Resistenza Operaia – operai Fiat-Irisbus – Italia.

Martedì 21 luglio Presidio contro l’attentato a Soruc

Martedì 21 luglio il Collettivo Vertenze dell’ALP/Cub era a Torino al Presidio contro l’attentato a Soruc contro i giovani che volevano sostenere le iniziative di Kobane.

Dopo il presidio un corteo ha raggiunto la RAI. Poche informazioni  sono state date su questa situazione, come in generale sull’esperienza di Kobane.

vi terremo informati.

Collettivo Vertenze ALP/Cub